martedì 18 marzo 2014

Rettitudine

GI - rettitudine
Rettitudine.
Il bushi cammina sotto la pioggia. Intorno a lui, ombre cinesi che appartengono ad occhi che dovrebbero esprimere vita.
Essi, sono come monito nella "via della guerra": la sconfitta è sempre vicina, attuale e prepotente .

Essere propensi al giusto, a saper definire cosa è bene e cosa è male è un'arte. Esperienze variegate e profonde analisi che si avvolgono e si susseguono tra le strade umide di passi non sempre coerenti.

Essere inclini alla rettitudine è uno sforzo continuo e non dovrebbe portare vicino la soglia della pazzia. Piuttosto, dovrebbe portarci alla lucidità, a scorgere quella libertà interiore a cui il bushi si ispira.

Non so se questa sia la prima qualità che dovrebbe acquisire un bushi, ma di certo molto somiglia ai primi consigli che quella gigantesca illuminata cultura greca ci ha donato decine di secoli fa: "Agisci rettamente e non aver timore di nessuno all'infuori di te stesso!".

Quando si sarà fatta comprensione di cosa è giusto e di cosa è sbagliato, tra ciò che rappresenta la virtù e ciò che rappresenta il vizio, allora il bushi può agire con coerenza. Una coerenza che non è rigidità mentale perché mutevole è la scena e gli attori così come le comparse.
Dunque, agire rettamente appartiene alla sfera di ogni singolo guerriero già impegnato in campo di battaglia.